Sogni



Bologna, 15 Aprile 2016 Via Pietralata

Apro gli occhi e vedo la finestra sul tetto, sono sul mio letto.

Ieri ti sei preso un pezzo di me ed io te l’ho permesso, mi son lasciata andare, ho deciso che volevo mettere da parte le paure emotive e la sfiducia che spesso nutro nei confronti del genere umano, sono condizionamenti che impediscono di vivere in maniera naturale le esperienze che ci si presentano spontaneamente, così ho deciso : me ne voglio sbarazzare e fidarmi di voi tutti.

«Sai cos’è la nostra vita? La tua e la mia? Un sogno fatto in Sicilia. Forse stiamo ancora lì e stiamo sognando»

Leonardo Sciascia

Sogno 15/04/2016

La città si disgrega in un fiume di colori, tante diverse metropoli e culture s’intrecciano formando una urbe nuova, bella e variegata.

Cammino in una strada asfaltata, trovo un cucciolo di foca della sella (quelle bianche e pelose che si trovano in Groenlandia), mi avvicino per fargli una foto.

Una volta accovacciata tutt’intorno a me si dispongono in cerchio, circondando il mio piede, degli strani animali che non esistono nel mondo reale. Sembrano spaventati come se ci fosse davanti a loro l’animale più pericoloso di tutti, quello che con un sol gesto può ucciderli, come se la mia gamba fosse un temibile serpente.

Mi alzo e continuo a camminare.

Sono ad una festa e quest’edificio ricorda un luogo in Tunisia sperduto nel deserto, non ha il tetto si vede il cielo ed è pomeriggio così una luce soffusa si riflette fra le mura ruvide color crema, sono scalza e sento la sabbia del deserto che si fa strada fra le mie dita dei piedi, è una bella sensazione. Ci sono tutte le persone che ho conosciuto ultimamente, tutti i musicisti e gli amici.

Mi addentro nella struttura, nel centro trovo una parrucchiera, mentre la scruto mi rendo conto che sembra un essere umano di plastica, ha le sembianze di una Barbie e si muove a scatti come un robot. Torno fuori ed arrivano gli altri che si mettono a suonare gioiosi, c’è anche chi balla. Mi accorgo che sto morendo di caldo, ho due maglioni e lo zaino in spalla così decido di andare a lasciare tutte queste cose.

Una volta poggiate cerco una sigaretta. Vedo arrivare α con una bella ragazza dai lunghi capelli rossi, ci guardiamo, il nostro saluto finisce con quello sguardo ed un piccolo cenno della mano.

Sento di essere triste. Scompaiono.

Mi faccio lavare i capelli dalla parrucchiera e noto di avere delle ‘meches’ rosse, mentre sono con la testa sul lavandino vedo α tornare, lui mi guarda ma io faccio finta di non vederlo. Va in bagno. Intanto la parrucchiera ha finito, mi asciugo sommariamente il capo e lui esce dal bagno.

Si ferma davanti a me, iniziamo a discorrere, mi alzo chiedo il prezzo ed è una cifra folle (28€). Andiamo a fare una passeggiata e mi spiega che aveva accompagnato a casa la sua amica perché non stava molto bene. Siamo sul marciapiede e di fianco a noi una strada spezzata al centro dagli alberi disposti geometricamente che seguono perfettamente una linea, sembra essere infinita. Appaiono strani animali come orche o squali che camminano in postura bipede seguendo i tracciati dell’asfalto e fanno versi mai uditi prima.

α mi chiede se pensavo di andare a vedere quello spettacolo di cui parlavano i ragazzi, un incontro letterario, mi invita con lui sottolineando il fatto che ‘tanto è un ragazzo libero e non è fidanzato’. Si alleggerisce l’umore e vedo uno spiraglio di luce diffondersi dal cielo.

Mi fermo un istante a riflettere e lui insiste confessandomi che non gli va di andarci da solo, gli rispondo di sì. Ridiamo.

Arriva β e decidiamo di andare a fare un giro per il centro della città, saliamo su un autobus ed è la notte di Halloween. Si deve far piano per non svegliare gli altri mentre coloro che sono lesti possono giocare a “dolcetto o scherzetto”.

Scendiamo dalla vettura, sembra di essere in America in uno di quei quartieri di New York in cui si mischiano la little Italy e Cina Town. Le strade sono disposte a griglia ed i palazzi fatti di mattoni rossi/marroni/neri e mentre passeggiamo c’imbattiamo in una vetrina, all’interno c’è una chiesa. Un gruppo di neri canta musica da chiesa, come quella di Woopi Goldberg, così β poggia la sua mano sul vetro e si mette a cantare anche lui sonoramente, α si avvicina a lui e fa la medesima azione.

Esce dalla porta un uomo di colore (della serie si aprono le porte di Dio) che porta una lunga tunica e si mettono a vocalizzare tutti e tre assieme. Li guardo ridendo.

β continua a camminare e mi supera, α mi sta poco dietro, appare un ragazzo alto con un cappuccio in testa, mi si avvicina e lo saluto. Tira fuori una pistola e me la punta contro, sono terrorizzata, mi butto a terra e penso che questa mia stupida azione istintiva non servirà a nulla, mi sparerà addosso e morirò così stupidamente in un momento felice.

Ed invece agisce in un modo inaspettato, si volta verso α e prende la mira, mi sale la disperazione, cerco di alzarmi per scostarlo ma il ragazzo preme il grilletto, sento nettamente il suono dentro alle mie orecchie come se la avessi accanto al viso ma non succede nulla. Il tipo ride e va via. Era una pistola giocattolo.

Mi alzo ed abbraccio α in lacrime.

Mi sveglio.