EPISTOLARIO CABRI

° Cos’è?
Questa pagina contiene il progetto CABRI (Carmen Maya Posta e Brigida Gianzi)

Una raccolta di lettere e pensieri di cui probabilmente a nessuno frega nulla, ma che in futuro potrebbe venir rielaborato con una forma più interessante anche per chi legge al di fuori di noi.
Nato come stimolo a scrivere di più, per mantenerci in contatto in modo meno superfluo e vacuo, vuole essere libero nella forma e nella modalità : pura espressione delle nostre emozioni ed esperienze.

Viste le tematiche strettamente personali che comprendono il mittente, il destinatario e la percezione di questi del mondo, vi consiglio di cambiare settore nel blog e leggervi qualche ”allegra” poesia o piccolo racconto qui, se invece siete così annoiati e temerari da soffermarvi qui, beh, non mi resta altro che augurarvi buona fortuna.

P.S : Qui vi è solo la mia parte



# 1

06 Aprile 2016 – Bologna, Chiostro della Biblioteca delle Donne

E’ emblematico che stiamo iniziando questo progetto proprio qui.
Un posto che per me racchiude così tanti ricordi; un luogo ove portavo spesso amici ed amanti per affrontare conversazioni che ritenevo cruciali, ma anche semplice realtà quotidiana.

Vivo il chiostro come un diario di mattoni e colonne su cui sono impressi eventi importanti.

Questo cortile proiettava ombre delineate dagli archi, ci osservava dentro alle stanze chiuse della biblioteca mentre divoravamo libri, ghiotte di sapere, tu con la tua letteratura, io con la mia scienza. Dal vetro scorrevano le ore e la giornata arrivava alla sua fine. L’orario di chiusura della biblioteca era giunta.
Uscivamo in silenzio con la testa che trasudava di informazioni, un esplosione di novità.

Ero soddisfatta, anche se a tratti stressata, mi sentivo sempre alla rincorsa del sapere, non era mai abbastanza. Dentro quelle camere con gli scaffali pieni di libri mi rendevo conto che il tempo passava, non avrei mai avuto i minuti sufficienti per leggere tutto quello che avrei voluto.

Poi ecco una farfalla vermiglia coi suoi bordi scuri, elegante e sinuosa si destreggiava fra le molecole della astenosfera, la sua vita finiva oggi.

Così mi dimenticavo di tutti questi pensieri, uscivo nel porticato di mattoni “color carmin”, mi stendevo al sole, come sono oggi, mi fermavo a riflettere e mi rilassavo nuovamente sciogliendo l’angoscia con il calore dei raggi che s’irradiava sulla mia pelle.

Questo è un ciclo di vita che finisce, la tua presenza è sempre stata legata a Bologna.

Oggi parti per il Messico, son felice, parlavamo spesso a diciannove anni dell’America latina, eccoti pronta ad affrontare un nuovo capitolo.

Mi fermo a vivere anche io questo momento, con calma mi addentro nelle sensazioni : mi fanno formicolare le mani fondendo l’eccitazione e l’allegria con la ‘saudade’ che precede la tua partenza ancor prima che possa realmente formarsi, per una correlazione reale agli eventi , si forma nei pensieri.

Come sempre il chiostro m’astrae e mi perdo nei suoni, il cinguettio degli uccelli e le sirene d’elle ambulanze mischiano due mondi diversi che ora s’incontrano, qui mi sento sempre altrove in uno spazio tutto nostro ove regnano le costruzioni e le astrazioni delle nostre menti.

Fa paura vederti adulta, sei cresciuta, l’immagine di te nel momento del nostro incontro è mutata, si è evoluta, esci dalla tua condizione di studentessa per addentrarti in quello da lavoratrice.

Io non lo so se vorrò fare questo passo, esistono altri modi di vivere?

Paradossalmente le vivo entrambe quindi forse è come se una parte di me lo avesse già fatto.

Son solo percezioni amica mia, la fuga dalla realtà continua creativa e ci permette di mantenere quell’infantile mondo pieno di colori che esprimiamo con la scrittura, la musica, il disegno, la fotografia e l’umorismo.

Nunca pierdas todo esto, acuerdate que cualquier responsabilidad te ahogue son ilusiones, recupera tus alas y huye de ello hacia la creatividad, es lo màs bello y nos hace sentir libres nos permite construir nuestro mundo creando formas mejores.

Lejos pero cercanas.

C



LA MORTE DELLA VESPA

6 Aprile 2016 - Bologna, Linea 14/A (Bus Atc)

Salgo correndo sul 14 , pensavo di perderlo, invece no.
Ansimante entro e mi siedo di fronte ad una signora, mulatta, sulla quarantina. Dai tratti somatici deduco che è asiatica.
Stringe a sé una busta nera, di quelle ecologiche per evitare gli sprechi della plastica, sembra mezza vuota ma lei la tiene serrata fra le mani, stanche e gonfie, come se contenesse qualcosa di prezioso.

Un ronzio proviene dalla sua sinistra, si gira verso l’enorme finestrino del bus, il suo volto si tramuta in disprezzo e decide che tocca a lei determinare il destino dell’essere alato che ha disturbato la sua quiete.

Con la busta ambientalista cerca di schiacciare la vespa, quest’ultima si dimena e riesce a sfuggirle ma con delle evidenti contusioni, che non le permettono mai più di volare in modo efficiente, insomma come se fosse morta ormai.

La signora lenta e goffa tira fuori dalla borsa un opuscolo pubblicitario del supermercato, prima ancora che riuscissi a dire una parola, termina la vita di un individuo con una storia evolutiva più antica della sua; la signora non lo sa ma ha ucciso un antico signore del Carbonifero.

Non più Re, è stato declassato alla condizione di mero animale fastidioso. Così agonizzante sbatte ripetutamente la testa contro il vetro. La carnefice non perde tempo, ecco il colpo di grazia,  ora è soddisfatta, ripone il giornale con garbo e le sue mani circondano nuovamente la sua ‘sportina’.

Il mio sguardo attonito e dolorante si poggia sul suo volto e li vi resta. La signora scomoda si sposta sentendosi giudicata dai miei modi, forse nel suo profondo ha compreso l’orribile azione che ha commesso.

I miei occhi s’avviluppano, assieme ad un respiro profondo, in una domanda colma di compassione : “che fastidio le dava, c’era veramente bisogno di agire così, sentendosi padrona indiscussa della natura e della sorte?”

Questa specie, della quale faccio parte, è un insuccesso in certi momenti.

Ci siamo evoluti e abbiamo lottato per la sopravvivenza contro tutti gli altri homo, una corsa al più adattato all’ambiente vinta da noi.
Attraverso lo sviluppo della neuro-corteccia siamo divenuti i più plastici dotati di pensiero senziente, ma alle volte così non sembra. Effettivamente gli ultimi studi sui trend evolutivi dicono che l’encefalo sta andando incontro ad una diminuzione delle sue dimensioni, l’evidenza sembrerebbe avvalere questa teoria anche in questa circostanza.
Milioni di anni per formare le complesse circonvoluzioni della nostra materia grigia sprecati, che peccato.



PENSIERI POMERIDIANI

6 Aprile 2016 – Bologna, Chiostro della Biblioteca delle donne

Trasformare i pensieri in inchiostro sulla carta; è l’unico modo che ho per fissarli, li estrapolo da questo mondo mentale così personale e solitario. Così cerco di mostrare ciò che sfiora la mia scatola cranica, ma non perché io ritenga che siano concetti dotati di alcuna importanza, questa necessità nasce da tutt’altri pensieri. Una delle ragioni è che semplicemente qualcuno potrebbe ritrovarsi anch’esso nei miei stati, fissando un immagine allo specchio di sé in ciò che io gli trasmetto, così quell’individuo sarà un po meno solo e sentirà la mia compagnia in questo sciocco filo di parole. Altro motivo, non meno futile, è quello di non correre il rischio che tutto questo vada perduto nell’oblio del dimenticatoio con il passare degli anni mentre sono in sviluppo nuovi pensieri che rubano il posto ai vecchi, normale condizione di qualsivoglia realtà naturale. Condividere e ricordare.

MUSICA :

1)Canciòn : Jamòn del medio– Andrès Calamaro (strumentale groove yeah!)
2)Album completo : El Cantante– Andrès Calamaro (clàsicos pop argentinos)



SENSAZIONI DI MUSICA

09 Aprile 2016, Bologna - Conservatorio G.B. Martini

La grande parete metallica si apre d’innanzi al mio arrivo.

La varco, vengo risucchiata in un giardino in cui regnano vibrazioni di corde, tasti, percussioni e fiati.

Anemos si fonde coi suoni e li accompagna fino a raggiungere il mio viso, tira piano, per gioco, i capelli sfiorando le ciocche davanti agli occhi grandi, che sono spalancati, issati e persi nel gioco dei sensi. Mi da un bacio sulla guancia, continua a farsi strada fino al mio lobo, s’addentra nell’orecchio fino a raggiungere il grande muscolo frenetico che non smette di battere fin quando c’è vita. Un brivido mi attraversa, torna indietro dall’interno facendosi strada fino alla membrana della mia pelle, arriva una sensazione e trasferisce un sorriso sulle mie labbra, non mi rendo conto della mia espressione fin quando sento gli zigomi che mi tirano, allora realizzo e smette il senso di beatitudine. Una espressione completamente spontanea.

In un altra vita sarebbe stato bello studiare la musica al conservatorio
Mi stupisco dell’emozione che questo luogo suscita in me, sono una bambina in un negozio di caramelle : felice, estasiata e presa dalla frenesia per i troppi stimoli che sto vivendo.

La musica è viva, come me.


L’ORIGINE DEL Sé

04 Maggio 2016 - Bologna, casa di Meno

♫ Ascolta :

George Benson‘C-Smooth’

Wes Montgomery‘Bumpin’ On Sunset’

Tom Jobim‘Insensatez’

Full album : Os Afro-Sambas ‘Baden Powell’

PREMESSA

I miei cambiamenti repentini, gli scatti di bipolarità estrema a cui la mia mente è soggetta, sono spiegati perfettamente in “Irrational Man”, l’ultimo film di Woody Allen. 
 
Un modo di vivere, oltre che di essere.

La noia della vita, l’assenza di uno scopo, viene cacciata
alternando momenti di depressione :
in cui si vorrebbe morire, dominati da pensieri suicidi, l’atto del suicidio viene vissuto quasi come un atto eroico, ci si toglie la vita e si ha un potere decisionale almeno su questo: tutto è nero, ci si lascia andare, ci si butta via, si è cupi, ci si odia, e ogni attività è apatica, non stimolante…  

a quelli in cui  si è maledettamente felici :
la vita ha un senso, vale la pena di esser vissuta, si ha quasi paura di non avere abbastanza tempo per vivere, tutto è magnifico, si acquisisce una creatività brillante, una stima di sé, una allegria, una energia, tutto è bellissimo…

Questo ‘switch’ lo decido io attraverso la ricerca di uno scopo.

Quando trovo qualcosa che dia un significato al tutto, e può essere qualsiasi cosa basta che io lo decida, il down smette ed inizia l’up.

Un dramma costante che al momento non sono capace di gestire, o forse non voglio farlo. 

Ultimamente ho affrontato un forte periodo creativo, accompagnato da una infatuazione amorosa, caratterizzato dal momento euforico, successivamente ho perso il senso, sono entrata in un momento buio, adesso mi sto ristabilendo sono nel limbo e cerco di remare verso la serenità, devo dire che in questo ultimo tassello, la compagnia di Nietzsche mi sta aiutando non poco, sembra che una parte di quell’uomo faccia parte di me, leggerlo è come dialogare nella mia testa ed è rilassante sapere di non esser soli, almeno nel pensiero. 
 
Inoltre, nel bene e nel male ( al di là) , la mia immaginazione è più sviluppata del solito ed i sensi sono così intensi che alle volte fa male, vorrei spegnerli.

A tratti mi sembra di star impazzendo, un eccesso percettivo in cui mi sembra di avere una maggiore coscienza di ciò che mi accade intorno, è come se tutta la mia vita fossi rimasta più tempo dentro al mondo immaginario e ora a tratti mi affaccio ma vengo travolta dagli stimoli. 

Ho immaginato una cosa prima d’addormentarmi e, siccome sono pazza per metà, ritengo sia una grande intuizione (sicuramente è colpa dell’Ego). 

INIZIO DELL’ORIGINE DEL SÉ 

Nel momento della morte abbandoniamo il nostro corpo fisico, su questo direi che non vi erano dubbi anzi è forse l’unica certezza dell’esistenza.
La nostra parte eterea, si trasferisce dall’involucro di carne ed ossa in un non-spazio, sotto forma di tante piccole scaglie sbrilluccicanti. Mi piace immaginarle come riflessi di un prisma.

Le frazioni astratte di ognuno di noi s’incontrano e quando è il momento subiscono una sorta di re-incarnazione, diversi frammenti del sé formano un nuovo individuo che è arricchito inoltre dalle porzioni di entrambi i genitori.

Quindi il nuovo nato è composto dalla linea parentale e da pezzi d’anima di diverse persone.

Adesso arriva la parte bella.

Quei sé hanno già una percezione della realtà, mi spiego meglio, loro sono in grado di ricordare e di ricreare nell’immaginazione la forma del corpo di un umano ed inconsciamente la loro struttura genetica di acido desossiribonucleico, il DNA.
I frammenti di mamma e papà, insieme a quelli di altri individui che erano contenuti al loro ‘interno’ (questo spiegherebbe in altri termini la variabilità genetica ed il motore del crossing-over, altro che selezione naturale), si mescolano con i nuovi e formano un individuo unico.
Come mai quell’individuo ha quelle direttive morfologiche?
Mani e piedi pentadattile, due braccia, una testa erta sopra la cassa toracica che va a poggiarsi sul forum occipitale, un ventre, due gambe… il ricordo ecco cosa determina tutto questo.
In termini scientifici questo viene chiamato ‘ereditarietà’, in un mondo di cose metafisiche preferisco dargli una nuova accezione ‘proiezione’. La mente immateriale richiama a sé i ricordi di com’era così la struttura di base di ogni specie è la stessa. Noi determiniamo qual è la nostra forma.

Certamente una sola persona non può decidere di cambiare la sua conformazione, c’è di mezzo la ‘coscienza collettiva’, le influenze de’ pensieri di coloro che ci circondano rendono impossibili i cambiamenti bloccando altre vie (ed infatti molte porzioni del nostro DNA sono spente inutilizzate, alcune le chiamiamo ‘no senso’ perché non ne comprendiamo la funzione).

Siamo in grado di modellarci a noi stessi e la realtà che ci circonda, siamo solo dentro a questo luogo chiamato Terra da troppi anni ed ormai non ci rendiamo conto, ci siamo scordati di noi.

Non dite a nessuno che ho scritto questo altrimenti la mia carriera scientifica abortisce ancor prima di iniziare. Ho voglia di andare in Brasile (sarà colpa di Tom Jobim? O sarà che questa città mi soffoca?)

Voglio essere un dugongo nel Pliocene in balia dei suoi predatori

α (inizio) Ω (fine) – 

 Il tempo è infinito, o meglio non esiste

Una cartolina da quel non-luogo dove mi trovo, la volontà di potenza potrà tanto?, lo saprò nella prossima vita, ti tengo informata.

Immagine



Bologna, 13 giugno 2016

“A volte sogno di salvare il mondo, di salvarlo dalla mano invisibile, quella che  i marchia con un tesserino da impiegati che ci controlla tutti spingendoci anche oltre la soglia del dolore.

Ma non sono così speciale, sono una persona anonima. Nel mondo c’è qualcosa che non riesco a spiegare, controlla me e chi voglio bene. Sono i SOLDI.

Odio quando non riesco a controllare le crisi di solitudine, cosa fanno le persone normali quando stanno male? Vanno dagli amici, ma io no, non posso, non ci riesco. Alle volte mi sento in una prigione e cerco qualcuno che mi aiuti ad uscire. Devo distrarmi in qualche modo, cosa non darei per essere normale, per vivere in quella bolla : la realtà degli ingenui.

Devo prendere delle scelte voglio agire oppure no?, la vita è come un codice binario, o fai qualcosa o non lo fai, sono uno 0 o un 1? “



DA GRANDE

14 Giugno 2016 - Bologna

Mi piace ancora sognare, come quando ero piccola.

Immagino come sarà la mia vita da grande : la mia bella casa, la poltrona dove mi piace sdraiarmi quando torno dai viaggi con accanto la libreria colma di alberi sacrificati per l’amore alla letteratura : Fernando Pessoa, George Orwell, Friedrich Nietzsche, Haruki Murakami, Platone, Dave Eggers, Michael Crichton, Isaac Asimov, Cesare Pavese, Giovanni Verga, Luigi Pirandello, Richard Feynman, Victor Hugo, Roland Barthes, Gerald Durrell, Gabriel Garcia Marquez, Pablo Neruda, Gabriele D’Annunzio, Giacomo Leopardi, Naomi Klein, Albert Camus, Henry David Thoreau, Cvetan Todorov, Oliver Sacks, Leonardo Sciascia, Italo Calvino, i manuali esoterici che ormai son new age…fanno compagnia ai miei pensieri colorati dai souvenir sparsi per la casa collezionati esplorando.
Le foto con gli amici mi guardano riempendo di malinconia e sorrisi compiaciuti i momenti in cui le osservo, il giradischi spezza i silenzi, la cucina permette uno sviluppo creativo e sociale, la mia ipotetica famiglia che amo tantissimo, il mio stimolante lavoro di ricerca, la parete piena di film di ogni genere adatta ad ogni umore, di solito li proiettiamo sulla parete e li vediamo tutti insieme in sala stesi sui comodi divani e gli enormi cuscini a terra, le risate, l’amore.

La vita vera non è così, io sono già grande, ho sempre più paura dei legami affettivi, cerco di fossilizzare nella mia memoria i nomi di coloro che amo per non perderli, come spesso mi succede, ed eccoli di nuovo nell’oblio dei ricordi che sfumano e scompaiono lentamente senza nemmeno dirmi niente.



BARBIE

15 Giugno 2016 - Bologna, UNIONE

La ragazza accanto a me ha i pantaloni alla moda, blue-jeans corti che lasciano intravedere la riga della chiappa che segna la fine della gamba e l’inizio del culo, una abbronzatura arancione che dovrebbe testimoniare una festaiola vita a Rimini ma probabilmente è solo frutto di ore sotto una lampada blu che ti frigge in una stanza di cemento, i lisci capelli stirati con linee di chatouche che attraversano il cuoio capelluto che è raccolto in una coda nell’alto della testa ed infine coronano il tutto le unghie laccate rosa.

Si gira verso di me, mi sorride e mi dice ‘grazie’

Non riesco neanche a risponderle perché mi lascia alibita, la sua espressione assente, il sorriso bieco, splendente, perfettamente bianco, mi abbaglia, quel suo sguardo spento, tonto, immensamente colmo di futilità. Mi ricorda quelle bambole che si fabbricano in Cina.

Ma in fondo, lei non è così diversa da me, a modo mio, anch’io entro nella morsa dell’insicurezza sociale, fingo mi interessi questa forma di accettazione, ma non è abbastanza importante per me. Tutte potremmo diventare Barbie perfette, è solo questione di priorità, si sceglie come impiegare il proprio tempo, si possono ad esempio fare cose così, tipo limarsi le unghie invece di leggere libri, guardare video su youtube su come essere più belle invece di vedere un film di Truffaut…

Ma è veramente meglio uno dei due modi di vivere?

Lei sicuramente si sentirà superiore a me così come io mi sento superiore a lei. Solo una questione di punti di vista. Non faccio nulla di meglio di lei, anzi, paradossalmente le preoccupazioni sul mondo sono frutto di questa maledetta intellettualizzazione, beata ignoranza.

Mi rendono più insoddisfatta, meno produttiva e mi riempiono di sbalzi d’umore, effetti collaterali non indifferenti direi.

Lei invece, sorride sempre al mondo intorno, non sa perché, ma lo fa.



LE NUOVE NON COPPIE

15 Giugno 2016 - Bologna, Parco 11 Settembre

Stesa sull’amaca, mi dondolo.

Sulla mia destra v’è una coppia : si abbracciano, si vogliono, ridono, conversano, sembrano fusi in un unico essere. Mi fanno sorridere, anche io sono stata così. Innamorata.

Sulla mia sinistra due amici, un ragazzo ed una ragazza, parlano delle relazioni di coppia.

– Voglio essere libero, ti giuro, mi sento limitato quando sono in coppia, devo sempre rendere conto a qualcun’altra… Che ansia! – Sbuffa lui muovendo sonoramente le braccia verso la sua amica mentre interloquisce.

– Infatti. Perché dobbiamo definire tutto? Perché definirsi come coppia? E’ solamente una parola che ci ingabbia e ci da dei limiti. – risponde lei

Questo discorso mi è molto familiare, mi sento strana. Lo faccio sempre anche io, ma sentito dall’esterno lascia dell’amaro in bocca, un cinismo che non ha uno humour è cinico punto.

Trascorre altro tempo, da un lato proseguono a parlare dall’altro si continuano a baciare.

Gli amanti si alzano, van via seguendo la stradina di ciottoli tracciata sulla ghiaia, lei gli fa un giro attorno al bacino col braccio e riposa la sua testa sopra l’estremità del corpo che le giace di fianco, lui poggia il suo arto sulle sue spalle, van via abbracciati. Sono carini.

“Mi manca stare così” penso per un lasso di secondo, poi sfrecciano di fronte a me i litigi, le infinite discussioni, le limitazioni, la mia libertà. Eccola li ad aspettarmi alla fine di questi pensieri, la mia solitudine perenne.

Si può amare ed essere liberi?

Amare liberamente senza condizionamenti si può, per farlo, bisogna essere forti ed indipendenti, autonomi, calmi. Tocca scegliere accuratamente ogni sì ed ogni no che si dice, lasciar andare l’orgoglio, superare le proprie paure, saper stare con sé stessi, capirsi e controllarsi senza voler sempre prevalere sull’altro. Che vuoi che sia…

Non dobbiamo aver paura dell’altro, è vero può farci male, ma anche noi possiamo farci male e fare male.



I BEATLES

Bologna, 19 Giugno 2016
PIOVE
METTO SU I BEATLES

“Rains” – “Girl” – “I need you” – “Norwegian Woods” – “It’s only love” – “I’ve just seen a face” – “You have got to hide your love anyway” – “You like me too much ” – “Happiness is a warm gun”

PIANGO
SCRIVO

George Harrison componeva quel pezzo in cui diceva ‘ho bisogno di te’ ma tanto lei era già andata. Ogni volta che la ascolto mi vieni in mente, a dirla tutta, quasi ogni canzone dei Beatles mi ricorda un momento trascorso con te.

La nostra storia, di fatto, è iniziata con un film sui Beatles.
Seduti sui tavolini del Bar del Cinque sorseggiavamo una birra, io ridevo, tu parlavi, eri veramente simpatico, brillante. Parlammo solo di musica per ore, ad un certo punto mi hai proposto di vedere ‘Across The Universe’ a casa tua.
Rimasi in silenzio per qualche minuto e poi esortai, come se tu fossi stato uno spettatore dei miei pensieri, dicendo ‘ma sì, chi se ne frega, andiamo!’, tu ridesti.

Ridemmo spesso ricordandoci quell’evento nel tempo, tutt’ora lo facciamo.
Strawberry fields forever rimase per sempre collegata alla tua camera con la sua vecchia disposizione, ancora ai tempi avevi un letto singolo accostato alla parete piena di poster dei Beatles.

Mi ricordo al parco degli aranci, vicino alla Piazza dei Cavalieri di Malta, parlavamo di economia e di politica, ci sdraiavamo sull’erba, prendevi il tuo ipod da 30gb nero, mi davi una cuffia e l’altra la prendevi tu. Mettesti su Norwegian Woods.
Il cielo ruotava costellato dalle arance degli alberi del parco, sentivo il tuo cuore battere mentre poggiavo il mio viso a riposo sul tuo petto. Subito dopo mettevi “Black Bird” e andavamo avanti così fino a sera. Che modo strano di passare i giorni che avevamo.

La prima volta che mi resi veramente conto di piacerti spropositatamente fu quella volta che mettesti su “Girl” e me la cantasti avvicinandoti a me, fu sensuale, mi fece perdere la testa definitivamente.

Non mi manchi, siamo amici, ti voglio tantissimo bene, ma mi manca quell’idea pura di rapporto, di amore, che mi rese così infelice negli anni a seguire. Ma mi faceva sentire innamorata, estasiata, parte di qualcosa.

L’idea ed il concetto di amore stanno mutando in me, mi fa paura, non si amerà più in questo modo.

Sono una stupida nostalgica, forse si migliorerà, ma ho la sensazione che saremo sempre più soli.



SIMBOLISMI ISOLANI

27 Giugno 2016 - Bologna, Biblioteca di Matematica

♫ ‘I killed you in the morning’– Foreign Fields

Prendo troppi segni come simbolismi, la vita mi dice cose e io le traduco nella lingua in cui voglio.

Vedo delle strade da non seguire, ma io mi perdo nei meandri delle sontuose vie che divengono ripide. Non riesco a rallentare, le ho già imboccate.

Sono sopra una bicicletta senza freni in discesa. Sfreccio, il vento mi tira indietro tutti i capelli, ah no sono le tue mani, mi diverto in quel frangente consapevole del fatto che mi farò male, ne sono cosciente, cerco di non pensarci, tracanno un altro bicchiere così il mio cervello smette di funzionare, i neuroni rallentano e sorrido al mio male.

La tua barba diviene più interessante, le tue parole più intelligenti, la tua lingua mi piace, sarà l’effetto etilico che mi fa sognare, ma nel ricordo permane questa visione onirica che ha poco a che fare con il mondo reale.

Sicilia. Che fai mi segui in ogni dove? Oppure sono io che seguo te, nella speranza di trattenere una familiarità, di non disfarmi del tutto di quel mondo, che in fin dei conti sento ancora così casa.

Sono triste ma decido di reagire diversamente per una volta, di tentare un’altra via, non mi lascerò cullare dalle emozioni, le decido io questa volta.



JACARANDA & FARFALLE MONARCA

30 giugno 2016 - Bologna, casa Via Pietralata

♫‘Sand river’ – Beth Gibbons

Il cemento che mi circonda d’estate diviene totalizzante, assorbe l’ossigeno atmosferico e con esso i miei sogni ad occhi aperti di quei vaghi luoghi, corro in mezzo ad una foresta di palazzi, mentre la pelle traspira ed il cuore batte mi sento un uomo primitivo, chiudo gli occhi.

Sono a piedi nudi sulla steppa africana, le snelle gambe con passo alternato bipede si muovono rapide. La gravità si diffonde, dalla testa attraversa, come il serpente  Kundalini, la mia spina dorsale fino a raggiungere l’osso sacro, infine scaglia tutto il mio peso sulla pianta del piede che si porge pronta ad impattare col suolo.

Ogni passo rilascia la geosmina nell’aria, i protisti che fanno sì che la terra abbia un odore non sono intimoriti dalla presenza d’un gigante sopra di loro. Vivono, si riproducono, muoiono, incuranti. Le alte angiosperme riempiono di colore con le loro foglie modificate per sopravvivere meglio, per attirare l’attenzione di quelli che le circondano, jacaranda col suo color indaco, Ajna, l’intelletto si espande, la conoscenza genera vie di fuga.

Un suono intorpidisce il mio sogno, apro gli occhi, una macchina di fronte a me suona il clacson e scarica i suoi inquinanti sul mio volto mentre respiro a polmoni aperti, che piacere questa evoluzione industriale, viva l’urbanizzazione. Dai sto esagerando come mio solito, non è tutto da demonizzare, vi sono tante comodità a cui non ho voglia di rinunciare che mi permettono di vivere meglio. Son certa che vi sono nuovi modi per conciliare comodità, guadagno e benessere, possiamo essere un tutt’uno con la natura. Vi sarà un cambiamento lento e graduale, spero di viverlo e di farne parte. Mentre aspetto chiudo gli occhi.

Una foresta primaria, sono eretta in mezzo a milioni di farfalle monarca in volo, un fascio vorticoso arancio ed io sono nel suo occhio, sono in Messico, ho già visto questo posto. Mi si riempiono gli occhi d’acqua, una lacrima scorre sul mio zigomo accaldato. Il rumore di un aereo in cielo, mi guardo attorno, sono nel salotto di casa che guardo da uno schermo questi luoghi. Un giorno io sarò li, fuori da questa finta gabbia in cui accetto di stare ancora per poco.



 

06 Luglio 2016 - Bologna, Villa Spada

♫ Lucio Battisti – Album “Anima Latina”

“Seèverocheviviamopernuoveemozionietuttoilrestoèunaformadiattesa…”

Il momento degli addii. L’attesa è finita. Sono pronta adesso per l’incognita. La voglio, ora, non posso più aspettare. Un formicolio percorre tutto il mio corpo, le tue morbide labbra che ieri baciavano le mie. Mi è rimasto un languore di te, inaspettato, le tue morfologie s’incastravano perfettamente con le mie, così come i tuoi ritmi, una fusione equilibrata conclusasi con dolci chiacchiere in un fluido di passioni ed assenza di aspettative, sorridevamo tranquilli ed assonnati ieri.

La vita mi insegna di nuovo che la realtà non si conforma al mio immaginario, quasi sempre è così, per questo è inutile costruire, pianificare, le cose vanno da sé giorno per giorno.

Il bello sta proprio nel lasciarsi andare a questa corrente, ci trasporta come i ciottoli del letto d’un maestoso fiume. Lui già sa dove ci sta portando per concludere il nostro percorso, mentre noi siam brecce ignare che sopportano l’erosione ed i movimenti forzati della gravità e dell’energia del potente moto d’acqua. Non possiamo conoscere il punto d’arrivo quindi scorriamo sulla tensione superficiale di queste molecole di ossigeno ed idrogeno. Se non opponiamo resistenza si il nostro potenziale sprigiona, saremo levigati ed eleganti nei movimenti, in armonia gestiremo in equilibrio ogni cambiamento relazionandoci con il nostro ambiente circostante adeguatamente emettendo le giuste frequenze d’onda.

Non ci resta che guidare questa macchina, chiamata corpo, targata col nostro nome.

Le immagini scorrono dai finestrini oculari, da bravi utenti della strada, stiamo attenti ai segnali e cerchiamo di non fare sciocchezze, tenendoci dentro i margini de’ tracciati lineari che sono dipinti sull’asfalto. Tratti soggettivi, non ci conformiamo con queste linee disegnati da altri, gli occhi s’appannano, si offusca la vista, le gambe cedono… gli incidenti nel percorso sono inevitabili, ma da essi si impara, e allora via a passare col rosso, a superare ogni stop, a non rispettare le precedenze, con il piede che preme contro l’acceleratore in una corsa fatta d’adrenalina perché non ci basta, non più.

Una inversione ad U improvvisa, superiamo la linea continua, senza attendere quella tratteggiata, nostre decisioni e di nessun altro.

Sei senza limiti e queste linee non seguono il fiume da cui hai origine.

Il caldo è rosso come il vestito che indossavo in piazza, tu suonavi la mia canzone e io ascoltavo. D’un tratto le tue mani disegnavano la sagoma dei miei fianchi e le rotondità de’miei seni di fronte ad una caldaia che percorreva nella mente scenari di fughe, fughe di gas.

Ho voglia di partire, andare altrove.

Finalmente ho preso la decisione di abbandonare il mondo responsabile, sono pronta per vivere libera, qualsiasi sia la mia sorte.

Non voglio più diventare schiava di nulla.

Mai più.



SUCCEDEVA 3 ANNI FA

Bologna, 25 Luglio 2013

Come al solito mi ritrovavo affascinata a scoprire un mondo, come una bambina piccola, con la bocca aperta ascoltavo ogni singola parola, con una avidità non mia che non faceva altro che accrescere la mia sete di conoscenza, io ho bisogno di capire di vedere di arrivare alla fonte delle cose senno impazzirò.
Ed a questo mi sta portando il mio cammino, noi non abbiamo un destino, uno scopo preciso come tutti ci vogliono far credere, come la società vuole spingerci a catalogarci, quale potrebbe essere lo scopo di un essere che è destinato a scomparire o meglio a trasformarsi in qualcosa di totalmente diverso? Il nostro scopo è lo scopo in sé, noi siamo lo scopo, nient’altro.

Fra le spiegazioni di matematica base, di piccoli sistemi di disequazioni di secondo grado e superiore, mi ritrovo a pormi domande sul reale applicarsi di questi insiemi, sull’utilità pratica e reale di un logaritmo, ed è questo che mi manca : l’informazione finale che mi porta alla comprensione del tutto. Sta di fatto che il tutto è spiegato sotto forma di questi linguaggi, e a me povero essere semplice dotato di una normale intelligenza mai stata particolarmente dotata nel ragionamento, mi trovo davanti ad una persona che della fisica e della matematica ha capito tutto e se non tutto gran parte, che si è creato le sue logiche ed i suoi ragionamenti senza dipendere da niente e da nessuno perché questa è la vera indipendenza, l’indipendenza culturale delle menti… quella che quasi nessuno di noi ha durante la crescita sempre sottoposti a credere a determinati parametri.



 FISICA QUANTISTICA
Madrid, 25 Agosto 2016

Vi è un concetto molto semplice che vede coinvolta tutta la materia, ed è cioè che tutti gli elettroni di un atomo quando vengono a contatto con gli elettroni di un altro atomo vi rimangono ‘connessi’ per lungo tempo, se non per sempre. Questo è spiegabile in termini scientifici attraverso una delle caratteristiche fondamentali della materia, uno dei numeri quantici (ml) che descrive lo spin dell’asse degli elettroni. Come ben sai quando un elettrone muta il suo senso di spin così fa anche l’altro elettrone, anche a grandi distanze. Come se fossero sempre collegati indipendentemente dallo spazio che li separa.

Sappiamo che ciò che il nostro mondo sensoriale percepisce come materia è tale “solo” perché dentro agli atomi vi sono delle particelle ancora più piccole che la scienza definisce quark, all’interno di questi esistono delle strutture che mi piace immaginare come delle tasche che vibrano, aprendosi e chiudendosi, ad una certa frequenza. La vibrazione si scontra/incontra con le mie di frequenze, così la struttura molecolare ‘reagisce’ (oppure noi reagiamo ad essa) facendo sì che io percepisca la materia così come è con il nostro limitato spettro dei sensi.

Riflettevo sul fatto che la grande divisione che delineiamo alla nascita mio/non mio… 

Questo corpo che possiedo delinea ciò che è dentro e ciò che è fuori di me, ma esiste veramente questa divisione? In fin dei conti è solo una frontiera che noi abbiamo costruito per spiegare meglio le cose, ma allo stesso tempo limita la nostra comprensione, tant’è che i concetti della fisica dagli anni 20 in poi hanno abolito queste divisioni vedendo la materia come un tutt’uno universale, ma nell’applicazione quotidiana mentale e fisica continuiamo a dividere costantemente le cose in due poli, ma i poli delle cose non possono essere scissi, ossia non esiste bene senza male, non esiste tempo senza spazio e viceversa quindi non sono forse la stessa cosa? 

La materia è “semplicemente” vibrazione, tutto il resto sono costruzioni della realtà.

Come è composta una vibrazione? 

E’ un onda quindi ha il suo seno e la sua cresta (di nuovo una dualità)

Se fosse tutto una grande unica vibrazione? 

Ogni cosa ha il suo seno e la sua cresta, ognuno di noi, ogni oggetto, tutto si ricollega a frequenze coinvolte in una sola onda. 

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